14/10/09

Nazarin

Il destino nel nome è il primo pensiero che sovviene a seguito della visione di questo percorso cristologico intrapreso da un prete che si distanzia dai dogmi ufficiali ed ingessati della Chiesa, per farsi carne e spirito foriero di quei valori cristiani che la stessa fede gli imporrebbe di professare. Tant'è che ci crede al punto di essere considerato un eretico, un portatore di un pensiero e di uno stile di vita soggetto a critiche e fraintendimenti continui, in cui è sottesa l'allusività erotica della sua figura e delle donne che lo accompagnano.
Nazarin è giovane, bello, sincero, buono, un vero santo o quasi, seppur egli voglia e tenti di rifuggire questa considerazione di cui viene ammantato dalle due donne che lo seguiranno nel suo percorso di fede e di dura messa a prova in essa.
Bunuel, lontano dalle derive più surrealiste, esprime chiaramente la sua critica sociale e nei confronti della religione, sia ufficiale che quella più vera e sincera professata da Nazarin, in un finale che lascia aperti dubbi sulla sua speranza in quanto finora professato.
Rimane un profondo senso di amarezza e sconfitta, che Bunuel non esita a sottolineare con il ritorno dall'amato/odiato amante da parte di una delle sue fedelissime, quale ulteriore segno tangibile della derisione del bene e della carità da sempre dimostrata da un uomo che cerca di essere fedele ai propri principi, ma dovendosi scontrare inevitabilmente con i compromessi della società e le brutture della povertà, con tutte le proprie meschinità, ne esce sconfitto quale religioso.
Nazarin è una figura sacrificale posta sull'altare dello sberleffo bunueliano, che non è mai fine a se stesso o gratuitamente cinico, ma semplicemente disincantato ed intelligente nella sua rappresentazione ironica attraverso un viaggio allegorico del martirio umano di un novello Messia, più vicino ad un Don Chisciotte post litteram, come definito giustamente dalla critica del tempo, che costituisce uno dei tanti e più affascinanti capolavori del maestro, in grado di fotografare una società, quella messicana, non molto distante dalle brutture e problematiche della Spagna di Las Hurdes.

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